Gas Radon in Lombardia: Guida alle Nuove Linee Guida e Obblighi per Abitazioni e Aziende
L’attenzione verso la salubrità degli ambienti interni ha assunto un ruolo centrale nella progettazione edilizia e nella gestione della sicurezza. Tra i fattori di rischio chimico e fisico più rilevanti e spesso sottovalutati spicca il Gas Radon, un gas nobile radioattivo, incolore e inodore, che si sprigiona naturalmente dal sottosuolo e da alcuni materiali da costruzione.
Essendo la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco, il quadro normativo è diventato sempre più rigoroso. Di recente, a livello regionale, sono state approvate le nuove Linee guida gas Radon per la prevenzione in ambienti indoor, che aggiornano profondamente i requisiti tecnici e i protocolli per la Lombardia.
In questo articolo faremo chiarezza sui nuovi limiti di concentrazione, sulle sanzioni e su come adeguare la tua proprietà o la tua attività commerciale per essere in piena conformità con la legge.
Il Nuovo Quadro Normativo: I Livelli di Riferimento in Lombardia
Il recepimento della Direttiva Europea 2013/59/Euratom tramite il D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 (e successive integrazioni) ha radicalmente cambiato l’approccio alla gestione del rischio Radon in Italia. Per la prima volta, la legge non tutela solo i luoghi di lavoro, ma estende tutele specifiche anche agli ambienti residenziali e agli ambienti destinati in qualsiasi modo alla permanenza delle persone (uffici, scuole, attività sportive, laboratori ecc.)
Il decreto e le recenti disposizioni applicative regionali fissano i parametri massimi per la concentrazione media annua di attività di radon in aria:
- Luoghi di lavoro: il livello di riferimento è fissato a 300 Bq/m³.

- Abitazioni esistenti: il livello di riferimento è fissato in 300 Bq/m³.
- Abitazioni di nuova costruzione: per gli edifici realizzati dopo il 31 dicembre 2024, la soglia si abbassa a 200 Bq/m³.
Inoltre, la Regione Lombardia ha istituito l’elenco ufficiale dei servizi di dosimetria abilitati e ha attivato il servizio telematico Ge.R.I. (Gestione Radon Indoor), integrato con la piattaforma Geo.S.A. (Geografia Salute Ambiente), per georeferenziare e monitorare costantemente le misurazioni sul territorio, mappando con precisione le “aree prioritarie” a maggiore emissione.
Il Radon in Italia e Lombardia
In Italia, nel periodo 1989-1991, è stata condotta una campagna di misura del radon indoor su tutto il territorio nazionale, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’ENEA DISP – oggi ISPRA, allo scopo di valutare l’esposizione della popolazione al radon all’interno delle abitazioni.
La prima mappatura nazionale 1989 – 1998 (Figura 2) ha portato a stimare una media nazionale di concentrazione di radon indoor pari a 70 Bq/m3, superiore a quello della media europeo stimato in circa 59 Bq/m3 [fonte Joint Research Centre – JRC].
Le regioni con i valori più alti sono il Lazio e la Lombardia, poi seguono il Friuli e la Campania. In Lombardia, la prima campagna nazionale ha restituito un valore di media
regionale pari a 116 Bq/m3 e le maggiori concentrazioni di radon sono state rilevate in provincia di Milano (area nord-est), in provincia di Bergamo e di Sondrio; la prevalenza di abitazioni con concentrazioni di radon
superiori a 400 Bq/m3 è stata stimata essere attorno al 2,5%.
Il Paradosso delle Ristrutturazioni e dell’Efficientamento Energetico
Un aspetto cruciale evidenziato dalle nuove linee guida riguarda gli interventi di efficientamento energetico (come la posa di cappotti termici o la sostituzione degli infissi). Se da un lato questi interventi abbattono i consumi, dall’altro tendono a “sigillare” l’involucro edilizio.
Senza un’adeguata strategia di ventilazione o protezione dal sottosuolo, il ricambio d’aria naturale si azzera, provocando un pericoloso aumento della concentrazione di Gas Radon all’interno dei locali. Per evitare questo scenario, la pianificazione deve integrare fin dal principio idonee misure di prevenzione per ristrutturazioni e nuove costruzioni.
Chi Deve Effettuare la Misurazione del Radon?
L’obbligo di monitoraggio non riguarda indistintamente qualsiasi immobile, ma si concentra su specifiche situazioni critiche individuate dalla normativa:
- Luoghi di lavoro interrati e seminterrati in cui vi è permanenza di lavoratori
- Luoghi di lavoro al piano terra in Aree Prioritarie
- Stabilimenti termali: Strutture specifiche storicamente esposte alla risalita di gas dal sottosuolo.
- Interventi edilizi come ad esempio i recuperi di seminterrato e le nuove costruzioni
Tecniche di Risanamento da Gas Radon: Come Intervenire
Qualora le verifiche evidenzino il superamento dei limiti di legge, è fondamentale intervenire con opere strutturali e correttive. Le soluzioni variano in base alla tipologia dell’edificio:
- Depressione del suolo tramite pozzetto Radon o tubazioni drenanti Radon: Soluzione ideale per gli edifici che non dispongono di un’intercapedine. Si realizza un punto di aspirazione sotto la pavimentazione per catturare il gas e convogliarlo all’esterno prima che entri nei locali.
- Ventilazione del vespaio: Se l’immobile è dotato di un vespaio (ad esempio a igloo), l’attivazione di flussi d’aria continui consente di diluire ed evacuare il gas in modo forzato.
- Sigillature dei passaggi: Attraverso una diagnostica dell’unità immobiliare vengono individuate le possibili vie di ingresso del gas Radon che verranno poi sigillate in fase di risanamento.
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